Grano Senatore Cappelli

Grano Senatore Cappelli

Dalla terra alla tavola: come ci prendiamo cura del nostro grano Senatore Cappelli

Quando guardate i nostri campi a Santa Croce di Magliano, c’è un momento preciso dell’anno in cui il paesaggio si trasforma in un mare d’oro, mosso dal vento. Quel mare è fatto di spighe alte, fiere, dalle reste scure: è il nostro grano antico Senatore Cappelli. Ma per far sì che questa varietà così preziosa e autentica arrivi intatta nella vostra cucina sotto forma di pasta profumata, c’è un lavoro invisibile che comincia molti mesi prima, sottoterra.

Coltivare il Senatore Cappelli non è semplicemente un mestiere, è un patto di rispetto reciproco con la natura. In questo articolo vi portiamo dietro le quinte della nostra azienda agricola, svelandovi come nutriamo la terra e come lavoriamo i campi seguendo solo i ritmi delle stagioni.

Il segreto è nel riposo: la “dieta” naturale della terra

A differenza delle varietà di grano moderne, create per resistere a massicce dosi di fertilizzanti chimici, il Senatore Cappelli è un’anima rustica. Se provassimo a forzarlo con concimi di sintesi, la pianta crescerebbe troppo in altezza, finendo per piegarsi su se stessa al primo forte vento (quello che noi agricoltori chiamiamo allettamento).

Per questo, la nostra “concimazione” non avviene con prodotti da laboratorio, ma con il tempo e la biodiversità:

  • La rotazione delle colture: Non coltiviamo mai il grano sullo stesso terreno per due anni di seguito. Alterniamo il Senatore Cappelli a piante leguminose, come i ceci o le fave. Queste piante hanno la straordinaria capacità naturale di catturare l’azoto presente nell’aria e “fissarlo” nel terreno, lasciando la terra ricca, soffice e naturalmente fertilizzata per la semina successiva.
  • Il nutrimento organico: Quando il terreno lo richiede, integriamo il nutrimento solo con sostanze organiche naturali e compost stagionato, rispettando i microrganismi che popolano il suolo e che mantengono viva la terra.

La lavorazione del terreno: delicatezza e pulizia meccanica

Il Senatore Cappelli è una pianta maestosa, capace di superare il metro e ottanta di altezza. Questa sua caratteristica fisica è una vera e propria benedizione della natura: crescendo così alta, la spiga toglie luce alle erbe spontanee circostanti, limitandone lo sviluppo in modo del tutto naturale.

Tuttavia, la preparazione del letto di semina richiede cura e precisione:

  • Lavorazioni superficiali: Evitiamo di stravolgere gli strati profondi del terreno. Prepariamo il campo con arature leggere o ripassi superficiali, che mantengono intatta la struttura del suolo e preservano l’umidità interna, fondamentale nelle nostre zone molisane durante i mesi più asciutti.
  • La tecnica della “falsa semina”: Per ripulire il campo dalle erbe infestanti prima ancora che il grano sia sceso nella terra, prepariamo il letto di semina in anticipo. Questo lavoro stimola la germinazione delle erbe spontanee già presenti nel terreno; non appena queste spuntano, interveniamo con un passaggio leggerissimo di erpice a dischi o coltivatore per eliminarle sul nascere. Solo a questo punto, con il campo pulito, procediamo alla semina del nostro grano, garantendogli una partenza vigorosa e senza rivali.

Saper aspettare: la scelta del tempo perfetto

Nelle nostre colline, ogni zolla di terra ha una sua identità e non esistono ricette pronte da applicare a calendario. Coltivare questa varietà richiede l’antica virtù della pazienza e un’osservazione quotidiana del cielo e del suolo. Scegliere il giorno esatto per la semina, valutando l’umidità della terra e l’arrivo delle prime piogge autunnali, è l’unico vero modo per proteggere il raccolto in modo naturale. È l’occhio dell’agricoltore, che cammina nel campo ogni giorno, a capire quando la terra è davvero pronta ad accogliere e nutrire il seme.

Perché questa cura si sente nel piatto?

Potrebbe sembrare un percorso più lungo e faticoso, ed effettivamente lo è. Ma quando assaggiate una forchettata dei nostri fusilli o delle nostre mafaldine, capite che ne vale la pena.

Coltivare il grano senza scorciatoie chimiche permette alla pianta di sviluppare appieno il suo patrimonio aromatico originale. È per questo che la pasta Colombo ha quel sapore inconfondibile di pane cotto a legna, una consistenza tenace e una digeribilità che le varietà industriali hanno ormai dimenticato. È il sapore della terra del Molise, protetta e coccolata come si fa con le cose più care.

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